Il Bisonte Sulla Luna
- Claudia Bossi
- 15 set 2021
- Tempo di lettura: 2 min
"Incredibile scoperte astronomiche compiute recentemente da Sir John Herschell, L. L. D. F. R. S. & C., all'osservatorio astronomico di Capo di Buona Speranza".
Più o meno in questi termini, alla fine dell'agosto 1835, furono pubblicate sul quotidiano di New York The Sun, le scoperte fatte dall'esimio e ben conosciuto astronomo. Lo scienziato aveva infatti scoperto, grazie all'uso di un "telescopio di grandi dimensioni e di un principio del tutto nuovo", non solo tracce di vita, ma addirittura di civiltà sulla luna.
Sul nostro satellite Sir John aveva infatti avuto modo di vedere, oltre a oceani, spiagge, alberi e piramidi di quarzo lilla, anche animali di vario genere, dalle più prosaiche capre, a bisonti, da mitologici unicorni, a castori bipedi senza coda fino ad arrivare al Vespertilio-homo, un umanoide con ali da pipistrello.


Sulla Luna una tribù primitiva viveva in capanne, mentre gli uomini pipistrello abitavano in un tempio dal tetto d'oro...
Sei articoli raccontarono in modo dettagliato tutte le scoperte del grande astronomo, e i lettori ci misero quindi un po' di tempo a comprendere che era tutta una burla, magistralmente organizzata e narrata da un giornalista, Richard Adams Locke, conosciuta poi come The Great Moon Hoax, La Grande Burla della Luna.
Ma Locke non fu certo il primo a raccontare mirabolanti fantasie sulla vita lunare spacciandole per vere. Il suo piú famoso predecessore è stato sicuramente Luciano di Samostata, nel II secolo d. C. .
Nel suo Storia Vera, Luciano racconta delle molte peripezie e viaggi che ha vissuto insieme ai compagni, finanche il viaggio sulla Luna. Qui il suo gruppo viene catturato dagli ippogrifi, "uomini che vanno sopra a grandi grifi, come su cavalli alati: i grifi sono grandi, e la più parte a tre teste: e se volete sapere quanto sono grandi immaginate che hanno le penne più lunghe e più massicce d'un albero d'un galeone".

Luciano però, a differenza del buon Locke, inizia la sua opera affermando che l'unica cosa vera di tutto il resoconto è che è tutto falso. Viene voglia di non credergli.



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